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18 -October -2017 - 09:21

ATRIO
Si osservano nella vetrina di destra la serie di pesi e bilance. La stadera più grande misura già con il sistema decimale mentre le altre sono ancora "a lira". Si noti quella con il manico di legno e si osservino i marchi di controllo incisi sui contrappesi posti a sinistra nella vetrina (Sec. XVIII). Interessante la bilancina corredata dai fac-simile dell'esatto peso delle monete di metallo prezioso.

Sul pannello e nella sottostante vetrina sono esposti strumenti per l'esercizio della caccia e documenti sulla polveriera esistente un tempo a Madonna.

Di fronte è esposta una serie di lumi solo in parte rappresentativa della varietà di tali oggetti. Qualche esemplare è di un certo interesse come la lanterna di latta traforata. Curiosa anche la lanterna da ronda che si usava montata sulla canna del fucile.

STANZA AGRICOLTURA E PASTORIZIA

 AGRICOLTURA

E' il più ampio locale della casa nel quale gli oggetti sono stati posti in modo da creare un percorso ad anello che consente la massima possibilità espositiva. Quando è stato possibile si è scelto di esporre oggetti che presentano interventi di riparazione domestica o intelligenti impieghi di materiali offerti dalla natura, adattati alle necessità dell'uomo, o ancora, oggetti che testimoniano il ferreo principio del recupero, tipico della cultura contadina locale. Appartengono a questi, sul pannello della fienagione: la falciola, il rastrellino, un tridente, un porta cote e un rastrello (ma questo genere di interventi è una costante che ritroveremo ancora nel museo, soprattutto nella stanza n.1O).

Sul pannello successivo sono esposti attrezzi legati alla pastorizia in montagna (froschéra per il trasporto del fieno, collari di vario genere con o senza campanacci, sgabello per la mungitura). Sotto il pannello sono allineati alcuni secchi di vario tipo con un colino per il latte ed il relativo supporto di legno.

Di fronte, la ricostruzione di un focolare tenta di ambientare alcuni fondamentali attrezzi per la caseificazione. Si tratta della caldaia (culdéra) in cui il latte viene portato alla giusta temperatura per la produzione del formaggio. E' sostenuta da un attrezzo (scigògna) fondamentale per togliere dal fuoco rapidamente e con poca fatica il prodotto in fase di lavorazione evitando che giunga a bollore. L'alberello scorticato appeso all'assito serve per frantumare il latte rappreso dopo la cagliatura. Si notino ancora: il misuratore del latte per immersione (a lato della scigògna); una sorta di mestolo forato di rame per la raccolta dei fioccoli di ricotta; un asse (spresùr) per la spremitura del formaggio fresco, con la relativa fascia (faséra) di legno e un marchio di ferro con iniziali per contraddistinguere le forme.

Nel vano della finestra è posta una zangola a rotazione di considerevoli dimensioni. Alla parete, campane e campanacci per bovini con relativi collari, vari strumenti per la produzione del burro (zangole, conche - di rame e di legno - formelle intagliate ecc.). Proseguendo si notino, sulla destra, i tre aratri. L'ultimo, a traino umano, era usato per l'aratura fra i filari delle viti sui terrazzamenti che caratterizzano il paesaggio agrario della nostra zona, inaccessibili agli animali solitamente impiegati per questa operazione. A sinistra sono esposte zappe, un basto e un collare per equini, catene da stalla per bovini. Interessante il pianale da carro con le sponde di salice intrecciato (cork), proveniente da Grosotto, impiegato per il trasporto del letame. Sulla parete sono esposti gioghi per bovini, di vario tipo.  Nel vano di una finestra è posto un "bugno villico", rudimentale arnia ricavata dalla escavazione di un tronco di salice, il cui impiego fu assai avversato dai primi apicoltori valtellinesi, sia perché la smielatura comportava la soppressione dello sciame, sia perchè considerato sede privilegiata per lo sviluppo di malattie delle api. L'esemplare proviene da Stazzona ed era ancora un uso pochi anni or sono. (Si noti la riparazione con un pezzetto di lamiera fissata con chiodini).

Fra le due finestre sono esposti due ceppi di castagno usati per la decorticazione delle castagne una volta essiccate e affumicate sul graticciato (gràa). Uno è piano ed il suo uso comporta l'impiego della sachéta, un sacco lungo e stretto, l'altro è scavato e richiede l'uso di appositi martelli chiodati come quello esposto.

Nel vano della successiva finestra è collocato un truogolo anch' esso ricavato da un tronco scavato. Sulla parete, sopra il ceppo delle castagne è esposta una grande sega impiegata per il taglio dei tronchi.

All'assito della parete sul lato delle porte sono fissati oggetti legati alla lavorazione del legno. Si tratta di una scure (sigürel-manarin), di due ascie a zappa per l' escavazione del legno, di una coppia di staffe per salire sugli alberi, di una punta in ferro di uno zappino da boscaiolo per la flottazione dei tronchi. Vi sono ancora: un grande succhiello, coltelli a lama curva per incavare il legno ed uno straordinario attrezzo per la foratura a fuoco delle tavolette necessarie per la costruzione delle gerle. Di fronte, al centro del locale, si noti il mortaio di pietra impiegato per la pilatura casalinga di cereali minori (orzo, panico, miglio) seguito da un ventilabro meccanico pressochè interamente di legno (mulinel) mentre sull' assito retrostante sono posti il ventilabro manuale di legno intrecciato (val) ed un grande vaglio (racc) con orditura di nocciolo impiegato per la prima sommaria pulitura del grano dopo la battitura. In piedi, a fianco, è posto un esemplare di correggiato (fièl) per la battitura del grano.

Lo spazio fra le due porte è occupato da una cassapanca intagliata con motivi tipici del repertorio alpino, diffusi da noi, soprattutto nell' alta valle. (Questo esemplare proviene dalla Valfurva dove esiste un interessantissimo museo vallivo realizzato da Mario Testorelli). Alla parete si possono osservare due grattugie impiegate anche per sgranare il granturco ed un tagliapaglia manuale di fattura casalinga ottenuto con l'assemblaggio di una vecchia falce da fieno adattata ad un pezzo di legno ricavato da due rami ortogonali fra loro.

CAMERA

 CAMERA

La porta fra le due vetrine immette nella stüa, locale con pareti e soffitto foderati in legno, coevo alla costruzione della casa. Vi si possono vedere un tavolo da parete trasformato successivamente con l'aggiunta delle gambe mancanti. Su di esso sono posti una tazza ricordo del santuario con l'immagine dell'Apparizione e un reggilume (stampèla dela lüm). Sulla parete una tavoletta dipinta raffigurante S. Antonio da Padova in atto di ricevere il Bambino (arte popolare - Sec. XVIII) e a terra, nel vano della finestra, è posto un piccolo scrigno nel quale si conservavano i documenti.

Dal soffitto pende una lucerna a petrolio. I pochi motivi ornamentali della cassapanca, pur nella loro sobrietà, richiamano stilisticamente le fogge di quelle del Tirolo e dell'Engadina.

Si osservi, alla parete, la cornice realizzata con embrici di pigna che racchiude sotto vetro un piccolo ritratto fotografico virile contornato da fiori secchi, testimoniandoci quanto fosse sentito il culto familiare dei defunti.

Il letto di legno con pagliericcio di brattee di pannocchia di granturco reca incisa nella testiera lettere alfabetiche (probabilmente le iniziali del proprietario), l'anno di costruzione (1847) ed un motivo ornamentale iconograficamente riconducibile ad antichi simboli solari. L'incavo al centro richiama le coppelle preistoriche. Sopra e a lato del letto, sono visibili un crocifisso di cartapesta dipinta ed un'acquasantiera di ceramica: non manca il tradizionale ramoscello di ulivo benedetto.

A terra è posta una zana (cüna) con reggivelo in legno intagliato dal quale pende un pezzo di corno di cervo usato come ninnolo e come amuleto. Conclude l' esposizione della stanza un costume femminile grosino montato su manichino.

In una vetrinetta pensile sono visibili alcuni manufatti di arte popolare in legno intagliato. 

CUCINA

 CUCINA

L'ultima stanza del percorso è dedicata alla cucina, settore che coinvolge la storia dell' alimentazione e del costume, la cui incontenibile documentazione è qui rappresentata attraverso alcuni oggetti significativi.

La visita della stanza consente di osservare, alla sinistra di chi entra, i materiali esposti sullo scaffale ai piedi del quale sono visibili una damigianetta rivestita di salice intrecciato, una grande pentola di bronzo a tre piedi ed una di pietra ollare (lavécc). Nei ripiani sono esposti ferri da stiro, mestoli forati per pizzoccheri, attrezzi ricavati dal recupero di pezzi di falci rotte (si notino in particolare le grattugie), mestoli, cucchiai e palette da farina in legno. Il penultimo ripiano è caratterizzato dalla presenza di oggetti tutti riparati: la pentola di rame aggiustata con rappezzi e borchiature, il piccolo laveggio a cui è stato sostituito il fondo, la pentola di coccio con vistose "cuciture" di filo di ferro e un rappezzo di latta, il piccolo tripode di bronzo col fondo rappezzato e persino il boccale di ceramica dipinto a sua volta riparato con cucitura di fil di ferro. L'ultimo ripiano dello scaffale è occupato da vasellame di terracotta e piatti (ciapéi) di legno.

A sinistra sulla parete è appesa la cügiaréra di legno intrecciato, una sorta di scolaposate ante litteram.

Su un apposito supporto di ferro è esposto lo sportello di un forno casalingo del tipo che ebbe una certa diffusione verso la fine dell'Ottocento. Si tratta di un evidente prodotto industriale che rappresentò l'ultima innovazione di un uso tradizionale oggi pressoché scomparso.

Ai due lati della finestra sono posti un'olla di terracotta vetrificata ed una pattumiera di legno.

La tipica credenza (si tratta di un esemplare relativamente recente che ricalca nella concezione la vecchia "peltrera" della quale ha conservato integralmente la parte bassa) presenta esposti vasellame di terracotta ed una serie di vecchi boccali. Nella parte bassa sono appese le tradizionali secchie di rame per l'acqua potabile. Pure appesa un' antica borraccia di ferro per la conservazione dell'olio (reca incise a rilievo le lettere alfabetiche A e M divise fra loro da una croce). Appoggiato sul ripiano uno stufino di pietra ollare.

Nel vano della finestra, in una piccola vetrina, è posto un reperto di età romana proveniente da Ponte in Valtellina. Si tratta di una trulla, una specie di mestolo in bronzo databile al I sec. d.C.

Sulla parete, dopo la finestra, è posto un congegno a contrappeso usato per dare movimento al girarrosto. Questo esemplare proviene dalla casa Sertoli di Sondrio, ma uno analogo è citato in un inventario testamentario del sec. XVIII della famiglia dei nobili Omodei che elenca gli arredi del loro palazzo di Sernio.

Padelle di ferro, tostini per caffé e cereali, pentole, paioli, attrezzi per il camino (il soffietto è ricavato da una vecchia canna da fucile), un piccolo tripode di bronzo, uno scaldaletto e altri oggetti corredano la ricostruzione del camino di cui sono autentiche la panca e la struttura portante (mensoloni e trave) che reggono la cappa. Gli oggetti esposti sulla mensola del camino sono a tutti noti e riconoscibili.

La stüa e la cucina costituiscono gli unici due casi in cui nell'allestimento del museo non ci si è potuti sottrarre alla "ricostruzione d'ambiente".

2017  Museo Etnografico Tiranese  globbersthemes joomla templates