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18 -October -2017 - 09:20

 IL TORCHIO

TORCHIO

Il seminterrato ospita un monumentale torchio vinario proveniente da Ponte. Si tratta del tipo impiegato in Valtellina subito dopo il torchio a leva e prima della diffusione di quello con vite e congegni di ferro. Interessante il sistema ad ingranaggi per l'avvolgimento della fune che consente di ottenere il massimo sforzo di spremitura mediante la trazione della stanga che azione la grande vite di legno. Corredano l'ambiente alcuni attrezzi legati alla vinificazione e alla coltivazione della vite. L'elegante tappatrice, strutturalmente simile al torchio, proviene da casa Pievani (dono dott. Louis Angelino). Il torchietto a lato del torchio proviente dalla casa dei nobili Merizzi (dono della signora Gina Bulfer Turri). Si tratta del tipo in uso per la produzione del vino sfùrzat, un passito caratteristico della zona, assai apprezzato anche nel passato.

 

LA STANZA DEL FRANTOIO

Non comune il frantoio per la produzione di olio di noci proveniente da Motta di Villa di Tirano (dono di Cristoforo Scarsi). Da notare le riparazioni del fondo con un tassello di pietra sigillato con zolfo fuso e della mola, spezzata in due parti tenute insieme con graffe di ferro. Di fronte al frantoio, poggiato alla parete, un tipico piano di cernita dell'uva (dono ing. Guiscardo Guicciardi, Sondrio). Le grosse pietre squadrate alla base del muro sul lato dell'uscita appartengono assai probabilmente alle antiche arginature del Poschiavino il cui corso prima Settecento interessava l'area in cui sorge l'edificio. Si noti il curioso manufatto in pietra lavorata. E' uno dei quattro basamenti necessari per isolare, circondandoli con liquidi, i piedi dello scaffale dove si conservava il miele e altri alimenti per impedire agli insetti di raggiungerli. Degno di nota il grande contenitore di pietra a forma di vaso ansato, un tempo impiegato per la conservazione di alimenti nello strutto. In una vetrina sono esposti diversi boccali da vino in ceramica e alcuni contenitori tipici e bicchieri di vetro. In una apposita teca è conservata la galeda rinvenuta in un ripostiglio murato dell'antica hostaria granda del santuario. Nel locale hanno anche trovato posto una gramula dell'uva, un laveggio con coperchio di medie dimensioni, alcuni attrezzi per la coltivazione della vite e alcuni contenitori per vino.

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