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18 -October -2017 - 09:20

L'ATRIO
Al primo piano, nell'atrio sono esposti: il cancelletto in ferro battuto realizzato nel 1756 dal fabbro G.L. Spiler per la balaustra dell'altare maggiore del santuario e la carta geografica asburgica stampata dopo la costruzione della strada dello Stelvio. Si tratta della prima carta della provincia edita con fini didattici; questo esemplare proviene dal ginnasio di Sondrio. Nella vetrinetta sottostante sono poste cartoline della ricca collezione costituita dalla Fondazione Pro Valtellina presso il museo. Una vetrina è dedicata al patriota e statista tiranese Luigi Torelli (1810-1887).

STANZA DEL SOFFITTO DIPINTO

 STANZA

Vi sono esposti, in un armadio di sicurezza, i paramenti donati al santuario nel 1636 dal Cardinale Duca di Richelieu, primo ministro di Francia. Notevole per fattura e stato di conservazione la cassa dotale intarsiata (scrana) a fiorami in legno di noce su fondo di legno dolce, proveniente da Villa di Tirano. Reca l'anno di costruzione (1711) e le iniziali IAM; si noti la sostituzione con un tassello della prima lettera. Alle pareti un ritratto di una nobildonna del sec. XVIII, un quadro a olio raffigurante s. Martino, la carta della Valtellina dei Tavernier stampata a Parigi nel 1625 e una "Andata al Calvario" attribuita da Cecilia Ghibaudi a un seguace di Faustino Bocchi. Le due vetrine ospitano rispettivamente testimonianze di devozione (importante il flagello processionale) e documenti sui fratelli Emilio e Giovanni Visconti Venosta, patrioti e uomini politici risorgimentali di antica famiglia valtellinese legati a Tirano.

STANZA DEL TELAIO
Vi sono ordinati gli strumenti per la lavorazione del lino e della canapa, per la tosatura della lana e per la loro filatura (fusi, rocche, carde, ecc.). Il telaio e gli attrezzi che lo corredano, provengono da Tovo S. Agata ed erano proprietà della signora Lina Armanasco De Piaz. Sulla parete è visibile la riproduzione dell'encausto di G.F. Usellini che illustra la tessitura fra le attività economiche della valle nella sala delle adunanze del Consiglio Provinciale di Sondrio. Il vasto campo di ricerca che interessa questo settore, importante anche per gli aspetti linguistici, ha indotto il museo ad affidare la direzione della ricerca in corso al prof. don Remo Bracchi, autorevole etnolinguista e autore di uno studio sulla lavorazione del lino nel Bormiese. Concludono l'esposizione della stanza un incannatoio da filanda, relitto di quella rivoluzione industriale che ha determinato la caduta in disuso di gran parte degli oggetti esposti nel museo.

BIBLIOTECA
L'arredo di questo locale è funzionale alla sua destinazione bibliografica, ma alle parete, sopra i mobili, sono esposti alcuni quadri a prevalente soggetto religioso e alcuni ritratti che appartengono a tre secoli diversi: settecentesco il primo (olio di autore ignoto), dell'Ottocento il quadro che ritrae il maestro della Banda di Morbegno Giovanni Pagani (carboncino di Giovanni Gavezzeni), di Felice Carbonera il ritratto della signora Menatti e di autore ignoto quello del marito dott. Menatti. Il Novecento è infine rappresentato dal ritratto di Carlo Ferrari (Carlin Barbèe) realizzato a olio da Luigi Bracchi (dono eredi Ferrari-Catellani).

2017  Museo Etnografico Tiranese  globbersthemes joomla templates