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12 -December -2017 - 13:21

PREMI E PREMIATI

PREMIO DI POESIA CITTA' DI TIRANO

 Giampiero NERI, "Premio di Poesia Città di Tirano" 1994 (Dallo stesso luogo, ed. Coliseum 1992)

Giampiero Neri, pseudonimo di Giampiero Pontiggia, è nato a Erba nel 1927. Vive a Milano. Ha pubblicato sulle principali riviste letterarie, dall'Almanacco dello Specchio, a Paragone. Il suo primo libro di poesie, "L'aspetto occidentale del vestito", è uscito presso Guanda nel 1976, cui ha fatto seguito "Liceo" (Acquario Guanda, 1986) e "Dallo stesso luogo" (Coliseum, 1992). Si tratta di uno dei più noti poeti italiani,  finalista al Premio Viareggio, nel 1992 ha vinto il Premio Alpi Apuane ed il Premio Guido Gozzano.

Motivazione

Per l'altezza della maturità stilistica e della comprensione storica che fanno di que­sto libro riassuntivo uno degli eventi primari della poesia italiana dei nostri anni, dove il fluire memoriale e le rilevazioni del costume intergenerazionale sono orga­nizzati in sequenze incise nell'esattezza inconfondibile dei livelli costitutivi del testo e contemporaneamente spostati in uno spazio di suggestione arcana e imponderabile dal quale emergono piccoli eventi, microallegorie, pseudonarrazioni e condensa­zioni oniriche, tra gli accertamenti fulminei di uno sguardo ravvicinato e una ogget­tività materiale delle cose del mondo che sa magistralmente sottrarsi alle categorie gerarchiche del giudizio.

 

Roberto SANESI "Premio di Poesia Città di Tirano" 1997 ex equo con Silvio Ramat (L'incendio di Milano e altre poesie , Book ed.1995)

Roberto Sanesi è nato a Milano nel 1930, poeta e saggista, inizia la propria attività letteraria e di critico d'arte nel 1951 attorno alla rivista Aut Aut diretta da Enzo Paci. Nel 1957 fonda le Edizioni del Triangolo. Nel 1960 gli viene assegnato il Byron Award per l'Europa ed è invitato alla Harvard University. Fonda e dirige negli Anni '60 la collana Piccola Fenice per l'editore Guanda. Dal 1970 al 1975 è Direttore Artistico di Palazzo Grassi, Venezia. E' considerato uno dei maggiori interpreti della cultura anglosassone. Si è occupato di teatro in forme diverse: ha collaborato alla Piccola Scala e al Piccolo Teatro di Milano; come regista ha curato per la Radio Svizzera Italiana adattamento e regia di Enrico IV  e Riccardo III  di Shakespeare e Doctor Faustus  di Marlowe; è autore del libretto per l'opera lirica Da capo, con musica di Gaetano Luporini, andata in scena al Teatro del Giglio, a Lucca, nel 1987. Dagli anni '60 esegue opere di "scrittura visuale" (cfr. Visibile, Book Editore, Castel Maggiore 1991), esponendo in Italia e all'estero. A parte del varie plaquettes  pubblicate in collaborazione con artisti di fama internazionale, la sua produzione annovera un consistente numero di opere edite in Italia e all'estero: 11 raccolte poetiche (edite da Guanda, Feltrinelli, Scheiwiller, Garzanti, Book ed.) 4 volumi di prosa, 12 di saggistica, 14 edizioni italiane di poeti inglesi e americani e 5 antologie di letteratura anglosassone.

Motivazione

Per questo libro -che costituisce in certo modo un evento- riassuntivo di almeno tre decenni del lavoro in versi di una delle personalità meglio definite del dopoguerra, riconoscibile in una ricerca progressiva e comunque costantemente leggibile al di fuori di qualsiasi rigida convenzione di maniera, acutamente operante sulle risonanze dei soprassalti psichico-emotivi del soggetto, impegnata in modi di sperimentazione essenziale conformi al tempo interiore del racconto lirico e non ignara di alcune tra le più alte circostanze europee della ricerca poetica.

Silvio RAMAT "Premio di Poesia Città di Tirano" 1997 ex equo con Roberto Sanesi (Numeri primi Marsilio ed.1996)  

Silvio Ramat è nato  a Firenze il 2 ottobre 1939, vive e insegna a Padova. Tra i suoi studi critici: L'ermetismo (Firenze 1969), Storia della poesia italiana del Novecento ( Milano 1976), Protonovecento  (Milano 1978), L'acacia ferita e altri saggi su Montale (Venezia, Marsilio, 1986), I sogni di Costantino  (Milano 1988), Particolari ( Milano 1992). Di prossima pubblicazione da Marsilio: La poesia italiana 1903-1943 per titoli esemplari. Poeta, ha esordito nel 1959 con Le feste di una città; delle raccolte edite negli ultimi vent'anni si citano: In parola (Milano 1977), L'inverno delle teorie (Milano 1980), L'arte del primo sonno ( Genova 1988), Pomerania (Milano 1993). Un'antologia dei suoi versi dal 1959 al 1994 è Origine e destino  (Porretta Terme 1995).

Motivazione

Per la capacità inconfondibile di coniugare anche i modi della colloquialità, della quotidianità, dell'autobiografismo con gli strumenti più nobili e articolati messi a disposizione dalla tradizione letteraria del Novecento, traendone non di rado i lampi di una ironia adulta e tollerante entro i quali si vanno addensando il senso della storia, la coscienza del tempo e della precarietà, l'etica della produzione dell'opera intesa come atto di relazione e di confronto con altre esperienze circostanti, la percezione discreta del rapporto tra la consistenza degli oggetti e la fragilità della memoria.

 

Tiziano ROSSI “Premio di Poesia Città di Tirano” 1999 (Pare che il Paradiso, Garzanti, Milano 1998)

Tiziano Rossi è nato a Milano nel 1935 e a Milano svolge attività di consulente editoriale. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: "Il cominciamondo" (Argalia 1963), "La talpa imperfetta"(Mondadori 1968, Premio Carducci), "Dallo sdrucciolare al rialzarsi" (Guanda 1976), "Quasi costellazione" (Società di Poesia 1982, Premio Pozzale), "Miele e no" (Garzanti 1988, Premio Pisa),"Il movimento dell'adagio" (Garzanti 1994, Premio San Pellegrino, Premio Carducci), "Pare che il Paradiso" (Garzanti 1998). Nel 1997 ha vinto il Premio Montaigne.

Motivazione

La scrittura di Tiziano Rossi continua a condurre con sé la marca stilistica ben nota dell’autore: uno pseudoparlato depistante sostenuto da una implicita intonazione ironica; lo sguardo, non esasperato anche se non sempre indulgente, ai sintomi del costume e del comportamento collettivi; la costante ricapitolazione del senso delle presenze umane sul cammino del vissuto. In più entra in questo nuovo libro - assieme ai “disparati/battimenti caotici del mondo” - il disagio di una dissolvenza, di un cumulo di occasioni e illusioni perdute, di situazioni obliate. La galleria di microstorie e di ilari o tragiche situazioni che Rossi mette in scena è però anche sollecitata da una scuola identitaria di ampia dignità civile, come dire da una pietas conservativa che non accetta l’anonimato e la distruzione delle tipologie.

 

Luciano ERBA “Premio di Poesia Città di Tirano” 2001 (Nella terra di mezzo, Mondadori, Milano 2000)

Luciano Erba è nato a Milano nel 1922. Francesista, ha insegnato prima dei licei e poi all’università, dedicandosi soprattutto allo studio del primo Seicento, del simbolismo e del primo Novecento. Il suo esordio poetico risale al ’51, con Linea K, cui sono seguite numerose altre raccolte, tra le quali Il male minore (1960), Il nastro di Moebius  (1980, Premio Viareggio), Il tranviere metafisico (1988 Premio Bagutta), L’ippopotamo  (1989, Premio Librex Guggenheim “Eugenio Montale”), L’ipotesi circense (1995),  Negli spazi intermedi  1998). Ha tradotto opere di Jean de Sponde, Saint-Amant, Blaise Cendrars, Pierre Revendy, Henri Michaux, Francis Ponge, Thom Gunn. Una parte delle sue traduzioni è raccolta nel volume Dei cristalli naturali  (1991).

Motivazione

La Giuria unanimemente premia quest’anno con Luciano Erba una delle personalità eminenti della poesia italiana del secondo Novecento. Milanese, appartenente a quella che è stata definita la “quarta generazione” poetica, Erba ha esordito subito dopo il ’45 e ha segnato con il primo libro riassuntivo Il male minore (1960) una delle tappe obbligate della poesia di questi decenni. In questa sua raccolta più recente Nella terra di mezzo, si condensa in modo ammirevole il senso della sua ricerca nella seconda maturità: l’affinarsi fino all’essenziale di un’attitudine meditativa e gnomica che viene rappresentata in forme di perfetta figurazione; privilegiando il rilievo dell’immagine secondo una tradizione illustre, Erba le conferisce un forte peso gnoseologico e contemporaneamente ne alimenta la memorabilità. Gesti, luoghi, oggetti, sono revocati dalle periferie dell’oblio e rimessi al centro dell’esperienza esistenziale: in questo senso la poesia di Erba si pone decisamente entro un quadro analitico del disagio e delle sue forme di coscienza espressa senza tradire stilisticamente un inconfondibile pragmatismo di matrice lombarda.

 

Franco BUFFONI “Premio di Poesia Città di Tirano” 2003(Del maestro in bottega, Empirìa, Roma 2002

Lombardo, vive a Roma. E’ ordinario di critica letteraria e letterature comparate all’Università Cassino. Dirige il semestrale di teoria e pratica della traduzione poetica “Testo a fronte” (Marcos y Marcos, Milano) e la collana di poesia I Testi di “Testo a fronte”. Per Bompiani ha curato i due volumi dei Poeti romantici inglesi (1998, 2 ed.) e per gli Oscar mondatori la trilogia delle ballate dell’Ottocento inglese (Coleridge, Ballata del marinaio; Kipling, Ballate delle baracche; Wilde, Ballata del carcere). Ha pubblicato le raccolte poetiche Nell’acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991), Suora carmelitana e altri racconti in versi (Guanda 1997), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000), Theios (Interlinea, 2001), Del maestro di bottega (Empiria 2002).

Motivazione

Franco Buffoni è uno tra i più attivi e originali scrittori in versi dagli anni ottanta a oggi. La sua personalità sembra particolarmente dotata di due tipi di virtù che certo non di frequente si trovano a convivere, e cioè la continuità e la disponibilità all’esplorazione anche sperimentale di soluzioni stilistiche diverse. Partito da una sorta di composto fraseggio che ben si potrebbe definire di natura post-sereniana, si è poi mosso, anche sotto la spinta di un’esperienza di vita intellettuale e professionale tra le più ricche e mobili, verso orizzonti che valicano l’autobiografismo per approdare a zone emblematiche della condizione dell’intellettuale e dell’artista in una società complessa e interattiva, direi cosmopolitica. Il libro che premiamo oggi è probabilmente il culmine di questo percorso. Si fonda su un suggestivo schema di rifrazioni e rimandi, documenta contemporaneamente il compimento estetico e il travaglio del proprio formarsi, riflette sull’umiltà del laboratorio come sulla vertigine del culmine emotivo, e infine scioglie in un profondo quadro esistenziale e in una umana capacità di introspezione i mille incontri culturali che, spesso attraverso i torrenti di altre lingue familiari a Buffoni - e bilanciati tra brevi aforismi e prose liriche o riflessive, fino a versi esatti e potentemente figurativi - , formano il prisma di questo libro.

  

Eugenio DE SIGNORIBUS  “Premio di Poesia Città di Tirano” 2006 (Ronda dei conversi, Garzanti, 2005)

E’ nato nel 1947 a Cupra Marittima (AP) dove vive. Ha pubblicato due plaquettes: Se (1971) e La pista di Sisifo (1977); seguono due raccolte poetiche: Case perdute (1986 e 1989); Altre educazioni (1991); Istmi e chiuse (1996); Principio del giorno (Garzanti, 2000).

Motivazione

La personalità letteraria di Eugenio De Signoribus si è venuta configurando come una delle più rilevanti nella ricerca in versi in Italia in questi ultimi vent’anni. Il libro che qui viene premiato conferma e incrementa questa posizione. Viene ulteriormente tracciato il confine, difficile quanto magistrale, tra detto e non detto, tra pronuncia etica e reticenza semantica; l’attitudine melodica, realizzata nel suggestivo sistema di suoni e sperimentata nell’orchestrazione delle rime, contribuisce a costruire una vera e propria intonazione (o “accorale”, secondo la designazione dell’autore stesso), un flusso etico-drammatico sostenuto dal principio di responsabilità e radicato in quello che la premessa (anonima) al libro definisce “cristianesimo senza trono”. Solidarismo e alternativamente punte sottili di sdegno contribuiscono a far sì che si possa anche pensare a una poesia dotata d’impegno civile risentito ma non declamato, critico e non direttamente emotivo. Il tessuto lessicale di questa scrittura – che ha un tono medio tragico-creaturale – si avvale della integrazione di lessici rari e aspri, di localismi spesi con grande intelligenza timbrica: emblemi, essi stessi, di quel conflitto tra dispersione e diritto al radicamento reso acuto dalla condizione abnorme in cui versa il soggetto nel mondo globalizzato. Così che, infine, il poeta accantona il proprio tradizionale Ego e si pone quale interprete, o meglio soggetto compartecipe, della sofferenza e

 

PREMIO SPECIALE CITTA' DI TIRANO PER UN'OPERA PRIMA

 Catia MAGNI “Premio Speciale Città di Sondrio" per un'opera prima 1994 (Riguardo al rossore, Book ed.1993),

E’ nata a Parma, dove vive e insegna progettazione grafica all'Istituto Statale d'Arte. E' pittrice e scultrice, ed ha tenuto diverse importanti mostre in Italia e all'estero; è pertanto molto significativa l'influenza del suo lavoro artistico nel prefigurare quello poetico della sua prima raccolta di poesie "Riguardo al rossore".

Motivazione

Per il modo in cui, in questa qualificata personalità di esordiente, il rapporto tra coscienza e realtà, tra percezione e avvertimento di valore dell'accaduto incluso nel testo, viene risolto in una direzione non mi­metica né volontaristica, dominata dalla luce fredda di una riorganiz­zazione mentale delle emozioni e contemporaneamente, grazie a una soluzione originale dei ritmi e alla incalzante quanto autorevole evi­denza delle immagini, torna a definirsi in una sottile e segreta autenticità emotiva.

 

Antonio RICCARDI “Premio Speciale Città di Sondrio" per un'opera prima 1997 (Il profitto domestico, A. Mondadori ed. 1996)

E’ nato a Parma nel 1962. Vive a Sesto San Giovanni, città industriale alle porte di Milano, e lavora nell'editoria. Le sue poesie sono state raccolte nel volume Il profitto domestico (Mondadori 1996). Ha curato, con F. Parazzoli, il volume Per la Poesia tra Novecento e nuovo Millennio (Edizioni San Paolo -"Letture"). Si è occupato anche di Giordano Bruno e di mistica dell'età rinascimentale. Ha collaborato e collabora a diverse riviste e giornali.

Motivazione

Per la già fortemente stabilizzata maturità del testo, disposto per sequenze essenziali e cristalline ravvivate da scarti lessicali e ritmici esperti quanto discreti, nella direzione suggerita da un percorso memoriale costruito su genealogie, microstorie, allegorie e che pare disposto ad accogliere in sé i confini più ampi di una possibile epopea.

  

Giancarlo SISSA “Premio speciale Città di Sondrio per un'opera prima 1999” (Laureola,Book ed. Castel Maggiore 1997)

E’ nato a Mantova nel 1961. Vive a Bologna. Francesista e traduttore, ha pubblicato racconti e poesie su riviste quali "Frigidaire", "Gli immediati dintorni", "La Corte", "I quaderni del battello ebbro", "Linea d'Ombra", "Poesia" "Hortus". E' presente nelle antologie "Bologna e i suoi poeti "(Bologna 1992, pref. di Roberto Roversi),"I colori delle parole" (Bologna 1993, pref. di Niva Lorenzini), "Fuori casa" (Castel Maggiore 1994, pref. di Valter Puccetti, con una testimonianza di Andrea Battistini), "Con un sorriso indenne" (1996). Sue traduzioni da Gérard De Nerval, Tristan Corbière, Lautréamont, Théophil Gautier e Alfred De Vigny, figurano in un volume pubblicato dalla Newton Compton Editori. Nel 1997 ha pubblicato presso l'editore Book la sua prima raccolta poetica "Laureola"

Motivazione

Opera prima di un giovane già attivo da anni in riviste e collettivi di prestigio e già noto per consapevoli traduzioni da poeti francesi, il libro di Sissa si solleva a un lirismo dello sguardo controllato con sicurezza, a una coscienza non convenzionale della quotidianità, a una sintassi organizzata su un ritmo snello tipicamente generazionale, a una pronuncia acusticamente eletta. In tutto ciò non vengono perdute di vista le strutture materiali del mondo alle quali la catena delle emozioni deve le proprie sorti.

  

Luca PROTTO “Premio speciale Città di Sondrio per un'opera prima 2001” (L’enigmsa dell’ora,Gambellara  - VI - , 1999)

E’ nato nel 1971. Risiede ad Alte Ceccato, Vicenza. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia ha partecipato a diversi concorsi dove le sue poesie sono state segnalate e premiate. Una sua lirica è presente nell’agenda poetica “Il sapore delle fragole” (Litocollelibri 2000) e una scelta dei suoi aforismi nel volume antologico “L’intendersi per tagli” a cura di Domenico Cara (Laboratorio delle Arti, Milano 2000).

Motivazione

Il premio “Città di Sondrio” per l’opera viene unanimemente assegnato a Luca Protto per il volumetto L’enigma dell’ora. Con questo esordio il trentenne vicentino si segnala per doti di intensa passione controllata da misure espressive vigorose. Il suo mondo è metafisico più che metaforico, speculativo più che sensoriale: è una poesia pensante che si nutre professatamene della tradizione della “teologia negativa” propria della grande mistica occidentale e che sa talvolta coniugarla con successo con accenni a una metafisica dell’eros. Il rapporto tra l’io e l’Altro viene affrontato con una maturità di idee e di linguaggio degna di sicura attenzione.

  

Carlo FRANZINI “Premio Speciale Città di Sondrio" per un'opera prima 2003 (Il codice di Smirne, Book 2002)

Insegna Fisiologia Umana all’Università di Bologna. Questa sua opera prima di poesia è un libro quadripartito che sa esprimere ad ogni stazione una lingua propria, uno stile autonomo: da quella dell’epigramma di gusto elegiaco a quella in forma di diario, fino al quaderno di traduzioni, offrendo il quadro ricomposto di un’esperienza che riannoda la poesia alla vita con piena consapevolezza espressiva, etica e sentimentale.

Motivazione

Questa meditata opera prima di Carlo Franzini segnala un singolare, maturo esordiente già noto per tutt’altro genere di interessi e per prestigio accademico-scientifico. Nelle due zone in cui è pressoché esattamente bipartito, il libro presenta altrettanti aspetti complementari di questo lavoro: la “traduzione dal mondo” che è la parte propriamente creativa e la restituzione al mondo dei parlanti che è l’assieme delle avvincenti traduzioni poetiche da lingue morte e lingue vive, di area romanza e germanica. Né complementari né del tutto separate, queste due parti si situano in un processo di integrazione tra natura e cultura, fisicità dei fenomeni e stupore della loro percezione. E contemporaneamente un percorso di meditazione e ricreazione dal passato letterario in un mosaico delle lingue europee che converge nel luogo della emozione comune che le ha letterariamente generate.

 

Daniela RAIMONDI Premio Speciale Città di Sondrio" per un'opera prima 2006 (Ellissi, Raffelli ed., Rimini 2005)

E’ nata in provincia di Mantova e dal 1980 vive a Londra dove insegna italiano come lingua straniera. Ha vissuto per due anni in Colombia, Peù e Brasile e ha ottenuto un Master in Letteratura Hispano-Americana presso l’Università di Londra. Ha pubblicato in diverse riviste letterarie e ha vinto numerosi concorsi nazionali sia per la narrativa che per la poesia, fra questi la sezione  inediti del Premio Montale Europa, edizione 2004: Ellissi è la sua opera prima di poesia.

Motivazione

La singolare opera prima di Daniela Raimondi – autrice peraltro che si va da qualche tempo affermando in riviste oltre che in altre circostanze pubblicistiche – trova la sua interpretazione più corretta in una poetica della quotidianità, in gesti e riti còlti nel loro alternarsi di automatismi e di fasi specifiche di relazione, tra autocoscienza e dispersione. Solo apparentemente spontanea, questa poetica (particolarmente vivace oggi in area angloamericana) si inserisce in una attitudine della scrittura delle donne a elaborare, immergendovisi pienamente, le contraddizioni della “casalinghitudine” grazie a una fragrante dimensione dell’istante, dell’eros, della presa diretta sulle emozioni dell’orizzonte esistenziale consueto, della solidarietà creaturale (con aspetti profondi della temìnerezza e del “maternage”). In tutto questo si accampa, viva e autenticamente motivata, la cultura femminile del corpo e del pensare specifico, con tutto il campo di valori identitari che notoriamente la accompagna.

 

PREMIO SPECIALE PROVINCIA  DI SONDRIO PER UN'OPERA IN LINGUA ITALIANA ALL'ESTERO

Gilberto ISELLA "Premio Speciale Provincia di Sondrio per un'opera di poesia in lingua italiana all'estero” (Apoteca , l'Angolo ed.1996)

E’ nato a Lugano il 25 giugno 1943. Ha studiato lettere italiane e filosofia all'Università di Ginevra. Attualmente insegna italiano presso il Liceo cantonale di Lugano. E' coredattore della rivista di cultura "Bloc notes", edita nel Canton Ticino. Come saggista, ha pubblicato su giornali e riviste numerosi studi dedicati a Dante, Boccaccio, Ariosto e autori contemporanei. ha curato un'antologia degli scritti di Mario Marioni (Fogli vagabondi, Casagrande, Lugano 1994). In preparazione un saggio su Clemente Rebora. Tra le sue opere poetiche: Le vigilie incustodite (Casagrande, Bellinzona 1989), Leonessa (Laghi di Plitvice, Lugano 1992), Discordo (Dadò, Locarno 1993) e  Apoteca (L'Angolo Manzoni Editore 1996).

Motivazione

Per l'intelligente e fortemente coltivata ampiezza dei tratti semantici e simbolici del linguaggio, còlti di preferenza nella loro inclinazione connotativa intesa come valore pensante del suono e destinati a integrarsi in un panorama interiore aperto e interrogativo che abbia fondato la sua prova di verità sull'accadere della parola come evento.

 

Remo FASANI “Premio Speciale della Provincia di Sondrio per un'opera di poesia in lingua italiana edita all'estero 1999” (Il vento del Maloggia, Casagrande, Bellinzona – CH - 1997)

E’ nato a Mesocco, nel Canton Grigioni (Svizzera), nel 1922. Ha frequentato le scuole superiori a Coira ed ha proseguito gli studi nelle Università di Zurigo (dove si è laureato in materie letterarie) e di Firenze. Ha insegnato nelle scuole secondarie e alla Scuola cantonale di Coira. Dal 1962 al 1985 ha tenuto la cattedra di lingua e letteratura italiana all'Università di Neuchâtel. Ha pubblicato:"Le Poesie (1941-1986)" Bellinzona 1987;  "Un luogo sulla terra", Bellinzona 1992; "Giornale minimo", Locarno 1993; "Sonetti morali", Bellinzona 1995; "Da Goethe a Nietzsche", traduzioni, Bellinzona 1990. Nel 1997 ha pubblicato a Bellinzona, presso l'editore Casagrande la raccolta "Il vento del Maloggia"

Motivazione

Sembra che questo nuovo libro di Fasani addensi e coordini tra loro un po’ tutti i motivi che l’autore ci ha resi cari in decenni di alta operosità: la particolare metafisica del paesaggio, la interrogazione degli spazi introspettivi, la difesa della memoria e della identità anche ambientali, lo sdegno storico e la polemica civile, la passione filologica come alimento del verso. Con questo libro Fasani conferma che l’attività poetica dei piccoli territori italofoni di frontiera del Grigioni svizzero è entrata, in maniera discreta ma inconfondibile, nel secondo Novecento italiano.

 

Stefano RAIMONDI “Premio Speciale della Provincia di Sondrio per un'opera di poesia in lingua italiana edita all'estero 2003” (La città dell’orto,Casagrande, Bellinzona  CH - 2003)

Stefano Raimondi (1964), laureato in Estetica, è collaboratore presso la cattedra di Filosofia dell’educazione (Università degli Studi di Milano-Bicocca). Ha pubblicato Invernale (prefazione di Giancarlo Majorino), Lietocollelibri, Como 1999; Una lettura d’anni (prefazione di Milo De Angelis) in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (a cura di F. Buffoni), Marcos y Marcos, Milano 2001, La città dell’orto (prefazione di Umberto Fiori), Casagrande, Bellinzona 2002. E’ inoltre autore della monografia critica: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni.Una vicenda poetica [1935-194], Unicopli, Milano 2000 e curatore del volume Poesia @ Luoghi Esposizioni Connessioni, Cuem, Milano 2002. Sue poesie sono apparse su “Nuovi Argomenti”, “Idra”, “Millepiani”, “Graphie”. Gli interventi critici pubblicati hanno trattato autori quali: P. Jaccottet, P. Celan, N: Sachs, R. Char, Yves Bonnefoy, Sylvia Plath e il pittore N. De Staël. Svolge in varie sedi, incontri e seminari sulla teoria dell’intenzione poetica. Nel 1999 è stato tra i fondatori della rivista “Materiali di Estetica”. Collabora a “Poesia”, “Pulp”.

Motivazione

Il giovane autore, già noto anche per il severo impegno universitario nel campo dell’estetica e per una serie di presenze selezionate su riviste di settore, approda alla ormai storica sede editoriale di Casagrande di Bellinzona. Due sembrano essere i motivi nutritori della poesia di Stefano Raimondi: la presenza assidua, quasi ossessiva della città, una Milano criptica, metamorfica e epifanica; e la figura del padre, la sua rapinata e commemorata vicenda esistenziale. Entrambi  temi si integrano in una elegia composta e ben distribuita sulle due facce della visione, da un trattamento autentico del diffuso modulo metropolitano, alla svolta esistenziale del venir meno del radicamento di una relazione primaria; e questa acuta spina sembra vantare echi di provenienza anche sereniana.

  

Antonio ROSSI “Premio Speciale della Provincia di Sondrio per un'opera di poesia in lingua italiana edita all'estero 2006” (Sesterno,Book ed. 2005)

E’ nato nel 1952 a Maroggia (Canton Ticino), ha studiato letteratura italiana alle Università di Friburgo (Svizzera) e di Firenze. Sue poesie sono apparse su varie riviste italiane e straniere. Si è occupato di poesia italiana del Quattro-Cinquecento e ha tradotto le Poesie di Robert Walzer (Bellinzona, Casagrande 2000). Ha pubblicato le raccolte di poesie Ricognizioni (Bellinzona, Casagrande 1979, prefazione di Giovanni Raboni), Glyphé (Mendrisio, Stucchi 1989, con acqueforti di Samuele Gabai) e Diafonie (Milano, Scheiwiller 1995, prefazione di Stefano Agosti). Vive ad Arzo (Cantoni Ticino, Svizzera).

Motivazione

Per l’opera in versi di Antonio Rossi uno dei suoi lettori più acuti ha parlato di “territori inediti dell’esistente da ricomporre in linguaggio”, là dove  “è il linguaggio medesimo ad assumere il ruolo di soggetto”. Si tratta di una poetica che se da un lato risulta bene identificabile dentro una precisa modalità di condotta settoriale in questi anni, dall’altro è consapevole al livello più alto del grado di tensione etico-intellettuale e conoscitiva verso la quale una esperienza di questo tipo conduce. Protesa a un ampliamento della coscienza del fenomeno tramite i suoi universali strumenti di verbalizzazione, una scrittura come questa è portatrice di una scommessa decisiva: coinvolgere il lettore in una esperienza di attenzione al mondo al di là dell’abituale; e pertanto sottrarsi a una riproduzione dell’esistente che spesso si arena nelle sue oasi puramente decorative; l’utilizzazione delle potenzialità del linguaggio, in tutte le sue funzioni e combinazioni, risponde a questa aspirazione verso il desueto e al riscatto dall’inerzia delle relazioni tra soggetto e mondo.

  

Anna Maria FARABBI “Premio Speciale della Provincia di Sondrio per un'opera di poesia in lingua italiana edita all'estero 2008, da quest’anno intitolato a Grytzko Mascioni (La Magnifica Bestia, Ed. Alpha Beta Verlag, 2007

E’ nata a Perugia il 22 luglio 1959,  ha pubblicato le raccolte di poesia  Fioritura notturna del tuorlo, Tracce, 1996; Il Segno della Femmina, Lietocolle, 2000  con cd; Adlujè, Rovigo, Il ponte del sale, 2003; Kite, con portfolio di 9 opere grafiche di Stefano Bicini, Studio Calcografico Urbino, 2005; Segni, con opere grafiche di Stefano Bicini, Pescara, Studio Calcografico Urbino, 2007; La magnifica bestia, Travenbooks,  2007. Ha anche pubblicato libri di prosa (Nudità della solitudine regale, Zane Editrice, 2000 e La tela di Penelope, Lietocolle, 2003) e di saggistica con traduzioni (Le alfabetiche cromie di Kate Chopin, Lietocolle, 2003, una monografia su Kate Chopin; Un paio di calze di seta, Sellerio, 2004, una scelta di  racconti di Kate Chopin; Il lussuoso arazzo di Madame d’Aulnoy, Travenbooks, in uscita  2007/2008).

Motivazione

Anna Maria Farabbi presenta una vivace edizione bilingue che propone la traduzione tedesca assieme a un testo in lingua italiana compatto e vivace, di limpida e mai eccessiva tenuta di stile. Vi predominano congiunti i motivi del corpo e dell’eros rappresentati in una felice e spontanea configurazione giocosa e ironica, con una leggerezza guidata e accattivante, senso di unità, di compostezza e di gusto. Il linguaggio si espande in un fraseggio tenero, a volte abilmente regressivo, civettuolo e a tratti fulmineo, come se vi risplendesse un’eco di metaforizzazione neobarocca. Si apprezza questa evoluta assenza di sentenziosità e contemporaneamente la presenza di un immaginario leggero, amabilmente vocale, intelligentemente “minore” e però agevolmente proponibile come esperto e definito.

 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA DAVID MARIA TUROLDO  

Umberto BELLINTANI, "Premio speciale della giuria David Maria Turoldo” 1999 (Nella grande pianura,Mondadori 1998). 

E’ nato a San Benedetto Po nel 1914, ha frequentato l'Istituto d'Arte di Monza alla scuola di Marino Marini diplomandosi in scultura nel 1937. Richiamato alle armi nel 1940, combatté in Albania e in Grecia, e fu prigioniero in Germania dal '43 al '45. Al suo ritorno abbandonò la scultura lavorando come segretario in una scuola. Ha pubblicato: "Forse un viso tra mille", Vallecchi 1953; "Paria", Edizioni della Meridiana, 1955; "E tu che mi ascolti," Mondadori, 1963;  "Nella grande pianura", Mondadori, 1998. Il poeta è morto a San Benedetto Po il 7 ottobre 1999.

Motivazione

L’autore, che una sorte improvvisa ci ha sottratto poche settimane fa, è stato a suo modo un caso letterario: sia per la relativa inascrivibilità a ogni tendenza poetica in senso stretto contemporanea; sia per la autentica ritrosia nei confronti del versante mondano dell’agire. Appartenente alla generazione nata attorno agli anni dieci, Bellintani ne condivide in minima parte le fisionomie stilistiche e ci consegna, dopo quasi quattro decenni di silenzio editoriale, un’opera riassuntiva entro la quale invano una certa ingenuità nativa di partenza potrebbe assorbire le sorprese espressionistiche, le metafore zoomorfe del tragico, le scosse ritmico-espressive di ogni genere; la stessa visionarietà cristiana che non di rado affiora si indirizza sulle orme di una ammonitrice cadenza evangelica e pauperistica.

  

Nelo RISI, "Premio speciale della giuria David Maria Turoldo”  2001 (Altro da dire, Mondadori 2000).

E’ nato a Milano nel 1920, vive a Roma. Ha soggiornato a lungo anche a Parigi. Poeta, traduttore di poesia, da Kavafis, Jouve, Laforgue, Sofocle, ecc., è inoltre regista cinematografico e televisivo. Tra i suoi film più famosi possiamo ricordare: Il diario di una schizofrenica. Una stagione all’inferno, sulla vita di Rimbaud, e La colonna infame, tratto dall’opera di Manzoni. Vincitore del Premio Viareggio e del Premio Librex-Montale, ha pubblicato vari libri di poesia, tra i quali: Polso teso (1956), Di certe cose (1970), Amica mia nemica (1976), Le risonanze (1987), Mutazioni (1991), Il mondo in una mano (1994).

Motivazione

Il premio “D.M. Turoldo” per l’opera complessiva viene all’unanimità assegnato a Nelo Risi. Milanese trapiantato da decenni a Roma e attivo anche in campo cinematografico, ascrivibile a propria volta alla “quarta generazione” poetica, Risi rappresenta il versante impegnato, e ricco di umori e dispute civili, di quella specifica tradizione milanese e lombarda della realtà. Lo testimoniano i suoi numerosi libri a partire dall’immediato dopoguerra, segnati da una acuta capacità di cogliere mutamenti di costume e di epoca mettendo a frutto una perizia retorica inconfondibile. Con il recente Altro da dire si ripropongono e si accentuano in Risi le inflessioni di umor nero, quelle forme di tetraggine individuate in lui già da Montane molti anni fa; contemporaneamente l’attitudine al giudizio storico-civile si sposta dal terreno mobile della satira alla dura radicalità del pessimismo epocale. Risi si conferma così in qualche modo un poeta tragico, rivendicando, nella sua predilezione per la critica alla negatività del mondo e del potere, una priorità dell’intonazione testimoniale che ha oggi ben pochi riscontri di pari energia.

 

Mladen MCHIEDO,"Premio speciale della giuria David Maria Turoldo”  2003 (per l’opera di poesia e di italianista)

Vive a Zagabria, dove è nato nel 1938. Ordinario di letteratura italiana all’Università della sua città, è poeta, saggista, teorico, critico. Traduttore di vari autori, da Michelangelo a Campana, da Montale a Calvino e Pavese, ha pubblicato diversi volumi e saggi sulla nostra letteratura sia in croato che in italiano. Tra i suoi libri apparsi in Italia ricordiamo Aeroliti (poesie, 1989), Vicini ignoti (saggi e traduzioni, 1992), Machiavelli segreto (saggio, 2001). Nel 2001 gli è stato assegnato il Premio “Montale” per la traduzione.

Motivazione

Se mai l’espressione “una vita per la poesia” possa vantare un senso non solo convenzionale e situarsi con sicurezza al di fuori dello stereotipo, è in riferimento a un autore come Mladen Machiedo che essa può venire spesa. Formatosi in area mitteleuropea, in quella Zagabria cuore di luoghi già visitati dalla poesia di Dante come elementi di passaggio tra oriente e occidente, Machiedo ha dedicato e dedica la sua passione e i suoi sforzi a ricerche storico-filologiche in campo italianistico che spaziano dal Rinascimento al Novecento. Instancabile traduttore di poeti, egli sta inoltre contribuendo in maniera decisiva, mai prima d’ora manifestata in direzione così organica, a far conoscere nel suo paese e nella sua lingua il volto continuamente aggiornato della poesia italiana di oggi, della quale egli è per così dire uno dei più noti “ambasciatori” all’estero. Ma questo imperfetto profilo non potrebbe comunque venire pronunciato se non ricordassimo qui la sua assidua identità di poeta a propria volta, e poeta singolarmente bilingue in grado (pensiamo al recente Poesia, Book 2002) di avvicinarsi alla nostra lingua come a un suo vero e proprio idioma d’adozione. Il suo lavoro in versi, contaminando il piano etico con quello esegetico, una profonda spiritualità con il senso dell’attualità dell’esistente, si mostra quanto mai sensibile alla storia la quale, nel suo caso, ha bussato alla porta con particolare drammaticità.

 

Giuliano DEGO, "Premio speciale della giuria David Maria Turoldo” 2008 (Ho registrato l’aldilà, Campanotto ed., 2007)

E’ laureato in lettere e ha lavorato all’Istituto di Cibernetica dell’Università di Milano con Silvio Ceccato. Ha insegnato per ventitré anni letteratura italiana nelle Università di Glasgow, Leeds e Londra e pubblicato trenta libri in Europa e America. Scrive per The Times, TLS e Corriere della Sera. Il suo primo libro di poesia, Solo l’ironia (Premio Vann’Antò) ha avuto a prefazione le dieci pagine dell’ultimo saggio del Nobel Salvatore Quasimodo. Dal suo romanzo Il dottor Max (BUR, Premio Nazionale Latina per il Tascabile) è stato tratto il film The Gerson Miracle, vincitore nel 2004 del Beverly Hills Film Festival. Per BUR e Bompiani ha curato numerosi classici. Nel 2006 sono usciti Seren la Celta, “giallo alla corte di Nerone” (BUR) e la clamorosa edizione definitiva de La storia in rima (Edizioni Nuove Scritture). Insieme alla curatela BUR del Morgante di Pulci e del Don Juan di Byron, tradotto in ottave, La storia in rima ha corroborato l’esplosivo appuntamento con Ho registrato l’aldilà. Nel 2007 Dego ha anche pubblicato Moravia in bianco e nero (Casagrande Editore)

Motivazione

Operetta atipica e seducente, quella di Giuliano Dego. Insolita per il tema trattato, atipica per la struttura formale e gli strati intrecciati della narrazione teatralizzata in versi: una sorta di inquietante – e pure dinamicamente ironica – Spoon River elettromagnetica che congiunge sensitività a evoluzione tecnologica dei modi di comunicare. Riattivando in maniera parodistica le partiture metrico-retoriche del poema dantesco con un plurilinguismo discorsivo pastoso e spregiudicato, ricco di arguzie e paradossi, Dego riscopre in modi insoliti una via al tempo stesso iniziatica e eretica alla ulteriorità che potrebbe anche essere intesa come una metafora della “economicità” interna allo spirito umano. Premio alla carriera per uno scrittore che spazia dalla poesia al romanzo, dalla filologia alla saggistica di ampio respiro, dal giornalismo culturale al cosmopolitismo didattico. Ed è proprio questo cosmopolitismo – biografico e al tempo stesso ideale – che ne costituisce l’inconfondibile profilo. 

 

PREMIO PRO VALTELLINA RENZO SERTOLI SALIS

Maura DEL SERRA ”Premio Pro Valtellina Renzo Sertoli Salis” 2008 ex-aequo per il volume L’opera del vento (Marsilio 2006)

Maura Del Serra (1948) insegna Letterature Comparate all’Università di Firenze. Poetessa, drammaturga, critico letterario e traduttrice dal tedesco, inglese, francese e spagnolo, per la sua attività ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. Suoi testi poetici e drammaturgici sono stati tradotti nelle principali lingue europee.

Motivazione

Maura Del Serra raccoglie in questo libro il suo lavoro in versi di quarant’anni. C’è in questa poesia il segno, libero quanto inconfondibile, della tradizione toscana del Novecento, cui va aggiunta un’ampiezza di sguardo e di esercizio che spazia verso la traduzione, la saggistica, la scrittura teatrale. Mario Luzi ha parlato a questo proposito della appartenenza a “un filone profondo che attraversa la cultura e l’arte europee al di là dei confini linguistici e temporali”. Questo libro esibisce infatti una complessità e ricchezza di risorse culturali approdate a una poesia pensante eppure non autoreclusa, riflessiva e eletta ma sempre distesa verso un obiettivo relazionale, avida di intimità ma mai condizionata dall’intimismo. Gli interessi sapienziali dell’autrice, lo spessore religioso della sua formazione, propongono stimolanti incursioni entro una rete di significati: primo tra questi il libero interrogarsi sull’assoluto e sulle sue forme di complessità, su una ipotesi di misticismo quale espansione della coscienza di sé. La singolare tenuta su una intonazione di stile medio-sublime, un permanente stato di grazia stilistico, non impediscono però a questa poesia, soprattutto negli anni più recenti, di dare vita anche alla complicità di un’ironia conciliante e creaturale, e contemporaneamente a forme convincenti di teatralizzazione del testo.

  

Mario SANTAGOSTINI ” Premio Pro Valtellina Renzo Sertoli Salis” 2008 ex-aequo per il volume Versi del malanimo (Mondadori 2007)

Mario Santagostiniè nato a Milano, dove vive, nel 1951. Ha pubblicato le raccolte di poesie Uscire di città (1972), Il sogno di Agostino (1978), Come rosata linea (1982), L’Olimpiade del ’40 (1994) , L’idea del bene (2001). Saggista, pubblicista, ha tradotto dal latino e dal tedesco. Il libro di Mario Santagostini valorizza in modo del tutto personale una certa tradizione di razionalismo milanese che assume in primo piano gli oggetti, la campitura metrica per lo più breve e calibrata, la parsimonia e intelligenza selettiva del lessico, assieme a qualche misurata incursione dentro brevi prose enigmatiche e inquiete. Dentro questa prospettiva ravvicinata sembra talvolta insinuarsi l’insidia del nichilismo, o quantomeno il contrassegno di una condizione disforica, di un’eco discreta senza risposte, della disseminazione di un corteo di oggetti privati del proprio correlativo di rassicurabilità. Si tratta di un discorso prevalentemante ellittico e duro, all’interno del quale l’affiorare sia pure sporadico del motivo delle genealogie, anch’esso verosimilmente di derivazione ambientale, sa conferire tratti di appartenenza dolente suscitando quantomeno la risorsa colloquiante della memoria affettiva, sistematicamente deviata, a propria volta, dentro l’orizzonte di una lente perturbante, generatrice talvolta di forme di coinvolgente cupezza. 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA BALILLA PINCHETTI 

Patrizia VALDUGA “Premio speciale della Giuria “Balilla Pinchetti” 2003 per un’opera di traduzione poetica

Patrizia Valduga è nata nel 1953. Vive a Milano. Presso Einaudi sono usciti Medicamenta e altri medicamenta  (1989); Cento quartine e altre storie d’amore (1997); Prima antologia (1998); Quartine. Seconda centuria (2001). Ha tradotto John Donne, Molière, C.P. J. De Crébillon, Mallarmé, Valéry, Celine, Beckett e il Riccardo III di Shakespeare (1998), recentemente riproposto negli “Einaudi Tascabili”.

Motivazione

La giuria ha ritenuto di conferire a PATRIZIA VALDUGA il premio per la traduzione poetica. Nota autrice di poesia, traduttrice di scrittori in lingua francese e in lingua inglese, talvolta anche prosatori e drammaturghi (tra essi John Donne, Molière, Valéry, Céline, Beckett), Valduga ha affidato all’ardua traduzione dell’intero corpus poetico di Mallarmé la sua scommessa forse più tormentata e singolare, il lavoro nel quale filologia e spregiudicatezza si armonizzano nell’affrontare uno dei modelli più temibili e rocciosi della modernità.

 

PREMIO DI POESIA LIONS CLUB SONDRIO HOST 

 Paola SPLENDORE Premio di poesia “Lions Club Sondrio Host” 2008 riservato a una traduzione poetica , per la sua traduzione del libro in versi della poetessa sudafricana Ingrid De Kok Mappe del corpo, Donzelli, 2008.

Paola Splendore insegna Letteratura inglese all’Università di Roma Tre. Si occupa in particolare di letterature postcoloniali e di letteratura migrante; ha pubblicato saggi sull’opera di scrittrici e scrittori indiani, sudafricani, caraibici. Ha tradotto e curato opere di Virginia Woolf, Raymond Williams, J.M.Coetzee, Sujata Bhatt. Tra le sue pubblicazioni Il ritorno del narratore (Pratiche 1991); Il Secondo Novecento. Romanzo, poesia, teatro in Storia della letteratura inglese (Einaudi 2000); Writing Mothers and Daughters, a cura di A. Giorgio, (Berghahn 2002); cura e traduzione di Sujata Bhatt, Il colore della solitudine (Donzelli 2005), Mappe del corpo (Donzelli2008) cura e traduzione diIngrid De Kok. Collabora con le riviste "L'Indice", "Lo Straniero" e "Leggendaria".

Ingrid De Kok, nata nel 1951 nei pressi di Johannesburg, emigra in Canada negli anni settanta. Nel 1983 torna in Sudafrica dove tuttora dirige un programma di educazione per adulti presso l’Università di Cape Town ed è impegnata in varie attività editoriali e culturali. Quattro le raccolte poetiche principali: Familiar Ground (1988), Transfer (1997), Terrestrial Things (2002), Seasonal Fires (2006) e Mappe del corpo (2008) La poesia di De Kok, tradotta in molte lingue europee e in giapponese, appare per la prima volta in traduzione italiana in quest’ultima antologia.

Motivazione

A Paola Splendore, per la traduzione dall’inglese di una antologia dell’opera in versi dell’autrice sudafricana contemporanea Ingrid De Kok (Mappe del corpo, Donzelli 2008). Splendore, dotata di una magistrale competenza interlinguistica, rivela inoltre un’attitudine e un gusto spiccati nel saper conferire alla lingua di arrivo il sapore netto della poeticità, proponendo un sorprendente flusso di valori timbrici, semantici e metrici che peraltro non rischiano mai di sopraffare la sostanza del messaggio originale. Si consideri anche la perizia della traduttrice nel restituire, tra gli altri, il livello delicato e spesso tragico delle scelte civili di De Kok, la quale spesso fa riferimento alla condizione dell’apartheid che ha per anni oscurato il panorama politico del suo Paese. Come scrive la traduttrice stessa nella nota al volume, Ingrid De Kok ha da tempo elaborato “una poesia che si elegge a testimonianza lirica di un paese tormentato”.

Francesco LEONETTI, Premio Pro Valtellina - Citta’ di Tirano 2010 (Versi estremi, Manni, Lecce 2009)

Francesco Leonetti è nato a Cosenza nel 1924. Nel 1955 ha fondato insieme a Roberto Roversi e a Pier Paolo Pasolini la rivista «Officina». E' stato vicino alle posizioni del Gruppo 63. Nel 1964 fu eletto segretario del gruppo italiano (Vittorini, Moravia, Pasolini, Calvino) per un giornale internazionale di scrittori che non ebbe sviluppo. Professore di filosofia, ha lavorato in biblioteche emiliane e in case editrici; è stato anche attore. E' poi stato condirettore della rivista «Alfabeta». Ha pubblicato libri di poesia: La cantica (1959), In uno scacco (1979). Tra le opere di narrativa e saggistica: Fumo, fuoco e dispetto (1956), Conoscenza per errore (1961), L'incompleto (1964), Tappeto volante (1967), Irati e sereni (1974), Campo di battaglia (1981). Nei suoi testi ha dato stimolanti analisi del complesso rapporto letteratura/politica, mentre a livello espressivo ha cercato di restituire lo scindersi e l'automatizzarsi della coscienza nella società contemporanea.

Motivazione

La raccolta Versi estremi è il momento più recente del percorso di uno dei protagonisti della ricerca in versi del nostro secondo Novecento; una ricerca che lo situa all’interno di un gruppo storico di intellettuali per i quali la scrittura poetica è uno degli aspetti della mobilitazione critica che risulta comunque sempre in una posizione di antagonismo rispetto all’orizzonte storico-culturale prevalente. Ma la poesia non è l’unico strumento prescelto per dare identità a una forma organizzata di coscienza oppositiva. Il titolo stesso di questo libro risulta semanticamente bivalente, con quell’aggettivo "estremi" che connota sia il contenuto di un singolare "De senectute" metricosemantico, sia la provocazione costituita da un governato oltranzismo di "situazione". L'uno e l’altro di questi versanti semantici sono densi di provocazione: c’è una provocazione di tipo materialistico, che richiama il classico e nobile tema della senectus verso un fondale riconoscibilmente stoico, lucreziano e anche non poco oraziano nel rilievo offerto ai rituali della quotidianità, quasi una sorta di laico "Libro d’ore" che abbia al suo centro il corpo e gli adempimenti a esso collegati, rispetto ai quali la superficie intellettiva svolge una funzione necessaria di coordinamento e di regolamentazione mnemonica. Sembra essere questa l’unica ipotesi trascendentale risparmiata dal soggetto, che come in uno specchio si vede crescere e decrescere, auto governare e frenare. Ma l’autobiografismo si traduce in una inappariscente quanto sostanziale partitura gnomica, espressa in uno stile volutamente feriale, dimesso, humilis, parlato, con una forma di astuzia discorsiva scossa costantemente dalla sapienza metrica dei versi pseudoregolari, divisi, nella loro calcolata indecidibilità, tra l’occhio e l’orecchio; non ultimo aspetto, questo, debitore di un laboratorio che ha saputo sempre coniugare l'impegno storico-civile con la cura identitaria della specificità settoriale. Rimane indecidibile (ed è il fascino sottile di questa fase della scrittura di Leonetti) il confine tra autobiografia e oggettivazione gnomica, tra esplorazione del sé biologico e emblematicità del corpo come somma storica di funzioni al di fuori della quale niente altro è possibile né prevedibile: messaggio altèro e radicale, fatto passare sotto le spoglie di una sincerità solo apparentemente disarmante, ma in realtà sempre riferibile a altro; e questo altro è il traguardo di una definitiva immanenza, tollerante e al tempo stesso severa socializzabile purché al di fuori delle mode del relativismo di superficie o del compromesso didascalico. Qui ci sono le cose come stanno, dunque: ma non è un caso che Leonetti sia tra i pochissimi oggi in grado di lasciare esprimere da questa convinzione un capolavoro di oggettività e di franchezza senza sottintesi.

 PREMIO LIONS CLUB SONDRIO HOST

Evelina DE SIGNORIBUS, Premio Lions Club Sondrio Host 2010 riservato a un’opera prima. Assegnato  ex aequo con Iole Toini. (Pronuncia d’inverno, Canalini e Santoni, 2009

Evelina De Signoribus (1978) ha studiato Lettere presso l’Università La Sapienza di Roma. Alcune sequenze poetiche sono apparse su Nuovi Argomenti (n. 36, 2006), Il Caffè illustrato (n. 34, 2007), L’Immaginazione (n. 233, 2007) e nelle antologie, 12 Poetesse italiane (Nuova Editrice Magenta, Varese 2007), Jardines secretos Joven Poesia Italiana (trad. di E. Coco, SIAL Ediciones, Madrid 2008). Nel 2008 ha pubblicato il quaderno di racconti La capitale straniera (questipiccoli, Ascoli Piceno)

Motivazione

Con Pronuncia d'inverno Evelina De Signoribus esordisce in volume, dopo essersi peraltro già segnalata, sia come autrice di versi che come scrittrice in prosa, in varie sedi di prestigio. Il linguaggio di questo libro è teso e esatto, calcolato nella prospettiva dell’efficacia del segno nella propria qualità indecidibile di luogo d’incontro tra suono e senso. Agisce nel testo l’allusione a una trama: si affacciano nomi, si accendono i contorni di situazioni, vicende turbate e sottilmente inafferrabili tendono a localizzarsi. Sembra di essere in presenza di qualcosa di alterno tra una condizione di agorafobia e un senso protettivo degli interni che però rischia di trasformarsi in una situazione di allarme, se non in un preludio alla catastrofe. Alla base di questi esperti esordi non è azzardato individuare, dentro trame continuamente proposte e revocate, anche i modelli di una letteratura internazionale dell'assurdo del lutto e dell'angoscia, prelevata nei suoi momenti qualitativamente migliori e però spogliata dei suoi risvolti nichilistici più acuti.

 

Iole TOINI Premio Lions Club Sondrio Host 2010 riservato a un’opera prima. Assegnato ex aequo con Evelina De Signoribus  (Spaccasangue, Le voci della luna, 2009).

Motivazione

La raccolta Spaccasanguedi Iole Toini ha attirato l'attenzione della giuria per la forza dell'immaginazione e l’originalità delle soluzioni linguistiche e stilistiche che la supportano. L'urgenza biografica, che trova nelle vicende del corpo un terreno di sperimentazione privilegiato, ricco anche di scorci narrativi, dà vita a un intricato e mobilissimo registro espressivo. Esso è caratterizzato da un notevole grado di tensione emozionale e densità metaforica, dove l'equilibrio è in ogni modo conseguito grazie al costante controllo formale.

 

PREMIO RENZO SERTOLI SALIS ALLA CARRIERA

Nel 2012 alla poetessa Jolanda INSANA

Jolanda Insana, (Messina, 1937) è una poetessa italiana. (Laureata a Messina con una tesi su La Conocchia di Erinna, vive a Roma dal 1968. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie.,Venne scoperta da Giovanni Raboni nel 1977, anno in cui pubblicò nella collana da lui diretta «Quaderno collettivo della Fenice» (Guanda) la raccolta poetica Sciarra amara. Nel 2002 vince il Premio Viareggio poesia con La stortura (Garzanti). Nel 2007 viene pubblicato ne "Gli elefanti poesia" della Garzanti l'intera sua opera, con l'aggiunta di un poemetto intitolato La bestia clandestina, che fa parte del nuovo lavoro al quale Iolanda Insana sta lavorando dal 2003. Si è dedicata alla traduzione di vari classici e autori contemporanei, dal greco e dal latino: tra di essi si ricordano Saffo, Plauto, Euripide, Alceo, Anacreonte, Ipponatte, Callimaco, Lucrezio, Marziale e il più recente Andrea Cappellano. Ha inoltre adattato in versi alcune opere di Ahmad Shawqi e Aleksandr Tvardovskij. (Da Wikipedia).

http://it.wikipedia.org/wiki/Jolanda_Insana

Motivazione

“Poemetti o stazioni di un percorso mentale e vocale, che forza i limiti della parola ricorrendo ai diversi settori della lingua, sollecitandoli in tecnicismi, neologismi o recuperi dell’antico” Così Maria Antonietta Grignani nel risvolto del recente (Garzanti editore, 2012) Turbativa d’incanto. Jolanda Insana ha costruito in questi decenni un’opera dall’idioma inconfondibile, straniato e confidenziale al tempo stesso, specialistico e contemporaneamente esteso al parlato, al quotidiano anche gergale. Su questo impasto innovativo di lingue e di idiomi domina il bisogno di proclamare la centralità e l’immanenza del corpo come sovrano della identità e, d’altro canto, la decisione di rendersi portavoce di una forma anche implicita di giudizio sulla storia, sul costume, sulle incrostazioni del potere. La lingua di Insana diventa in questa direzione uno strato di lingue coabitanti e eccitanti, e infine armoniosamente moltiplicate.

 

Nel 2014 alla poetessa Patrizia CAVALLI.

Profili sulla poetessa sono disponibili sul web ai seguenti indirizzi: http://it.wikipedia.org/wiki/Patrizia_Cavalli 

http://www.italian-poetry.org/CavalliP.htm  - http://www.einaudi.it/libri/autore/patrizia-cavalli/0002320

Motivazione

Per il suo lavoro in versi pluridecennale, che ha saputo segnare un preciso e prestigioso solco stilistico dotato di una riconoscibilità estesa, e che l’ha imposta a partire dall’ambito dei valori stabilizzati all’interno della sua generazione. Nel lavoro in versi di Cavalli il corpo si trova spesso al centro del discorso e in questo senso rappresenta sia la qualità del confronto tra l’io e il mondo delle cose, sia l’autocoscienza dell’inizio e della fine della propria dimensione esistenziale. L’opera del verso si sostiene attraverso un acuto sentimento del tempo e un rilievo degli oggetti che è stato definito “evanescente”, cioè portatore simbolico di provvisorietà nei sentimenti, nell’autocoscienza, nella dimensione emotiva assai accesa, tormentata e alternata. Su tutto questo sembra svolgere un proprio primato tematico il principio di relazione, di confronto, di seduttività che entra nel panorama interumano. Molto attenta infine, la poetica effettuale di Cavalli, al campo di tradizioni del proprio stesso strumento di verbalizzazione del mondo, dove ironia, sarcasmo, talvolta parodia teatralizzata, svolgono una funzione comunicativa e emotiva di capitale valore, assumendo talvolta le caratteristiche di una sorta di valore aggiunto espressivo nel panorama di situazioni e di invenzioni che l’autrice sa allestire.

PREMIO GRYTZKO MASCIONI 

Nel 2012 a Silvio MIGNANO, per la raccolta La nostra ribelle buona educazione .

Silvio Mignano è nato nel 1965 a Fondi. Ha vissuto a lungo a Cuba, in Kenya, a Basilea e in Bolivia. Vive il lavoro e la scrittura come impegni di passione. Ha pubblicato i romanzi Una lezione sull’amore (Fazi 1999) e Le porte dell’inferno (Fazi 2001);  la raccolta di racconti per bambini Il regalo del rinoceronte (Manni 2004); le poesie Taccuino nero per il viaggio (Caramanica 2003) e Non abbiamo uno sceneggiatore di scorta (Gente Común 2009). Ha scritto e continua a scrivere narrativa, saggistica, recensioni in Italia, Cuba, Repubblica Dominicana, Svizzera e Bolivia. I suoi libri sono stati tradotti in spagnolo.

Motivazione

Articolato in più parti, il libro si caratterizza per la ricchezza dell’invenzione e per una non comune padronanza degli strumenti espressivi. Al centro del discorso c’è un io che, evitando le formule consuete dello sguardo introspettivo, trova nel  mondo, nella sua realtà frammentata, il punto di riferimento centrale per un’indagine volta in particolare a far luce sul “senso dell’appartenenza” e sul suo progressivo venir meno. Di qui l’importanza assunta dal viaggio e dal confronto con l’altro, i mezzi più atti a concretizzare la tensione centrifuga che percorre l’opera. Dove la grande varietà degli scenari proposti, sottratti alla loro inerzia referenziale, pone in risalto la dimensione narrativa dell’insieme. Ne risulta una rappresentazione di chiara impronta realistico-visionaria, supportata dalla mobilità del lessico e della sintassi, con insoliti ed efficaci balzi tonali e di registro, e con l’offerta di un repertorio d’immagini diversificato e innovativo. 

 

Nel 2014 ex aequo a Patrizia Santi per la raccolta Frammenti periferici, Società Editrice Fiorentina 2013 e a Gabriele Frasca per la raccolta Rimi, Einaudi 2013.

Patrizia Santi è nata a Bologna ed è laureata in Storia Moderna. Risiede in provincia di Modena dove insegna Lettere. Oltre a una monografia storica ha pubblicato due volumi di poesie, Tregue apparenti, vincitore del Premio Elsa Buiese 2011 e Consuetudini angolate col quale ha ottenuto i premi Campagnola 2012 e Mons Aureus 2012.

Motivazione

La critica, a proposito di questa autrice impostasi in tempi relativamente recenti all’attenzione nazionale, ha sottolineato la presenza di una sottile e intermittente componente onirica allestita da una sintassi franta ma mai sciolta dal contesto. Ha sottolineato, del resto, anche il dominio di uno “sguardo periferico” – secondo la bella intuizione di Alberto Bertoni – che è fatto di una serie di frammenti destinati a ricomporsi. Nel suo lavoro tende a dominare un verso lungo, narrativo o spesso pseudonarrativo, responsabilmente cesellato e soppesato. La linea semantica, spezzata e non descrittiva, si appaga nella metrica distesa. Ne nasce una suggestiva e ben guidata e fruttuosa contraddizione tra questo procedimento di narratività interrotta e tratti di oscurità sospesa, interrogativa, potentemente emotiva, mai gratuita. In questo senso il particolare tende a divenire spesso letteralmente memorabile: il che significa, né più ne meno, cogliere il valore profondo della coscienza soggettiva.

Gabriele Frasca è nato a Napoli nel 1957. Insegna Letterature comparate e Media comparati all’Università di Salerno. Per Einaudi ha curato numerose edizioni delle opere di Samuel Beckett e ha pubblicato due raccolte di poesia: Lime (1995) e Rive (2001). Tra le sue opere il romanzo Dai cancelli d’acciaio (2011) e i saggi: La lettera che muore: la “letteratura” nel reticolo mediale (2005) e Un quanto di erotia. Gadda con Freud e Schrödiger (2011).

Motivazione

Significativa la serie di titoli dei suoi libri: “Rame”, “Lime”, “Rive”, “Rimi”. Si tratta di designazioni organizzate in forma di brevi trafitture e contemporaneamente illuminanti su un atteggiamento di poetica che oscilla tra ludicità e primato della intellettualità, o che forse congiunge i due valori in un unico tono espressivo. In questo senso Frasca va spazzando via da anni una pratica della poesia fondata sul primato della emotività e delle emozioni, sulla centralità biografica dell’Io e sulla ricerca di relazione con il lettore. Qui il linguaggio – e il linguaggio poetico che ne è una delle manifestazioni – parla essenzialmente di se stesso, della propria configurazione profonda, dei propri limiti e della crisi di comunicazione che pende sempre su di esso. Nel libro che si è scelto di riconosce in questa circostanza, non a caso le forme di poesia e di prosa, convenzionalmente disgiunte, vengono chiamate a coesistere creando un suggestivo clima di indeterminatezza, un enigmatico magma ordinato come una scienza esatta, che invita il lettore stesso a scoprire i contorni dell’antica convenzione che presiede alla separazione dei generi. E si scopre che questa convenzione viene letteralmente capovolta.

 

PREMIO CAMILLO DE PIAZ PER UN'OPERA PRIMA 

Nel 2012 a Lorenzo STOPPA TONOLLI, per la raccolta Euridice e altri versi intorno all’inerme.

Lorenzo Stoppa Tonolli è nato a Milano nel 1978. Vive e lavora nella sua città natale dove, unitamente all’insegnamento, coltiva la passione per la musica, lo yoga e la poesia.

Motivazione

La giuria ha rilevato in questo libro, composito nella struttura ma stilisticamente unitario, diversi elementi di novità e originalità. Voltando le spalle a una rappresentazione realistica dell’esistente, l’autore ci propone un modello di mondo possibile, sottratto per così dire alla gravità, dominato dalla rarefazione dello spazio e dalla sospensione del tempo. I segni di presenza vitale, i gesti appena abbozzati, le minime percezioni o gli sguardi distribuiti puntillisticamente sulla scena della parola, sembrano spesso volgersi verso l’alto, attingere forma e configurazione dal mondo astrale. È in tale contesto che si giustificano i tratti demarcanti sul piano espressivo: estrema concentrazione del verso, impiego costante dell’ellissi, neoformazioni linguistiche. Il tutto svolto con coerenza, senza ricorrere a sperimentazioni gratuite.

 

Nel 2014 a Bernardo PACINI per la raccolta Cos'è il rosso, Edizioni Meridiana” 2013

Bernardo Pacini è nato nel 1987 a Firenze, dove si occupa di filologia moderna e, in particolare, della poesia di Dino Buzzati e Carlo Betocchi. Tra gli altri riconoscimenti, si segnala il Premio De Palchi-Raiziss 2012 per la poesia inedita. Cosa è il rosso è la sua opera prima.

Motivazione

Esordiente di ottima scuola, di qualità sicuramente promettente, Pacini garantisce sicurezza di tono, una condotta antilirica percorsa da una benefica ironia trasversale. La intenzionalità forte di questa convincente poetica risiede anche, o forse soprattutto, in una ipotesi radicale di relazione che conferisce ai testi una energia formalizzata in maniera già esperta, ricca delle provocazioni dell’intelligenza, dietro la quale non è difficile rinvenire una disciplina di letture formative di prima grandezza e impegno. E del resto non manca di farsi luce a tratti, in questi versi,  una “toscanità” parsimoniosa e però ricca di forte fascino lessicale: se nutrire il dizionario può essere un modo del poeta per esercitare il proprio mandato, diremmo che davvero Pacini sembra essersi incamminato nella direzione giusta.

 

SEGNALAZIONI

 Marco CERIANI 1997, Séver, Marsilio 1959 per il notevole interesse fra le opere concorrenti ravvisando nella raccolta “tratti di singolare energia, con i sintomi di un radicamento stilistico e di una attitudine visionaria sicuramente interessanti.”

 

Gisella PASSARELLI 1999, la Giuria ha concordemente deciso di segnalare le raccolte Le filigrane dello spirito, ed. del Leone 1998 di Gisella Passarelli e Giorni del passato continuo di Maria Grazia Ferrari con la seguente motivazione: per la tenace fedeltà a un’idea di lirica “amica” e confidenziale, ma non priva, soprattutto nel caso della prima delle due autrici, di un quadro formativo e sistematico più che dignitoso.

 

Maria Grazia FERRARI 1999, la Giuria ha concordemente deciso di segnalare la raccolta Le filigrane dello spirito, ed. del Leone 1998 di Gisella Passarelli e Giorni del passato continuo di Maria Grazia Ferrari con la seguente motivazione: per la tenace fedeltà a un’idea di lirica “amica” e confidenziale, ma non priva, soprattutto nel caso della prima delle due autrici, di un quadro formativo e sistematico più che dignitoso.

 

Marco FERRI 2008 Discorsi di cucina, Aragno ed. 2007La giuria all’unanimità decide di segnalare le opere di Marco Ferri e Giuliana Rigamonti

 

Giuliana RIGAMONTI 2008 L’acino della notte, Scheiwiller 24 Ore-Motta cultura 2006 La giuria all’unanimità decide di segnalare le opere di Marco Ferri e Giuliana Rigamonti

 

Cristina DI LAGOPESOLE 2010 La giuria ha inoltre formulato una menzione speciale per Cristina di Lagopesole che con assoluta fedeltà al Concorso è andata presentando, nel corso delle edizioni, volumi di preziosa qualità e di intensa ispirazione mistica.

 

Si segnala che nella ricorrenza del suo 50° di fondazione, il Lions Club Sondrio Host ha pubblicato il libro Poesia. Il Concorso Letterario Renzo Sertoli Salis. Le prime cinque edizioni  1993-2004 a cura di Giorgio Luzzi, Sondrio 2005, p. 121  con le motivazioni dei premi e una scelta dei testi più significativi dei vincitori. 

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