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18 -October -2017 - 09:16

 

Luigi Bracchi, pittore (Tirano 17.5.1892-Milano 1978) a vent'anni si trasferisce a Milano dove frequenta l'Accademia e di Brera e lo studio del pittore bresciano Giuseppe Ronchi. Negli anni Trenta stringe amicizie importanti nell'ambiente artistico di Milano (Aldo Carpi, Carlo Carrà, Achille Funi, Pietro Annigoni, Alberto Savinio). Hanno scritto di lui critici importanti come Enrico Somaré, Leonardo Borgese e Ugo Ojetti. Non si allontanò mai dalla sua pittura aderente al vero e rimase completamente estraneo all'astrattismo e agli altri movimenti innovatori della sua epoca malgrado il lungo sodalizio con la moglie, la pittrice e scultrice futurista Regina Bracchi Cassolo (insieme alla quale figura nella fotografia che segue). Segue scheda biografica.  Sitografia:  http://www.popsoarte.it/FixedPages/IT/artisti.php/L/IT/ID/5

Il museo possiede una sua opera intitolata Interno del Santuario di Tirano (vedi in Quadreria)

 Luigi Bracchi e Regina Bracchi Cassolo in vacanza a Teglio negli anni '50 del XX sec.

Scheda di Bruno Ciapponi Landi pubblicata nel pieghevole delle mostre di Sondrio e di Bormio del 1979.

Luigi Bracchi nasce a Tirano il 17 maggio 1892. Suo padre, Carlo (medico, figlio di un bormino e di una Lantieri di Tirano), morirà nell’ottobre successivo a soli 26 anni. La madre, Giacomina (Mina) Pedrotti, di famiglia di origine trentina, era sorella di Ido, autorevole ed attivo amministratore pubblico tiranese al quale è dedicata una via di Tirano, dei sacerdoti Ottorino, morto in India nel 1952 dopo 45 anni di missione, ed Egidio, per molti anni parroco di Tovo, presidente della Società Storica Valtellinese, Ispettore onorario ai Monumenti e storiografo locale. Nel 1912, a soli 20 anni, Luigi si trasferisce a Milano dove la sua vocazione artistica avrà modo di rivelarsi e di consolidarsi nell’ambito dell’Accademia di Brera (ancorché egli venga considerato essenzialmente autodidatta, come il bresciano Giuseppe Ronchi (1875-1952) di cui il giovane Bracchi fu per qualche tempo allievo. Partecipa, con il grado di sottotenente, alla Prima Guerra Mondiale rimanendo ferito nella battaglia di Bligny, sul fronte francese dove la II Armata italiana era impegnata. In tale occasione si meritò una medaglia d’argento, circostanza di cui non farà parola che in rarissime occasioni. Nel 1921 sposa a Milano Regina Cassola (in arte solamente “Regina”) scultrice, dapprima futurista e affermata esponente del II futurismo lombardo, poi astrattista. Come molti artisti del primo Novecento o Bracchi hanno un loro periodo parigino. Nella capitale francese abiteranno in Rue Lamartine n.16.Tornati a Milano si accaseranno nello studio- abitazione di via Rossini 3, dove rimarranno fino alla morte. Affermatosi senza clamore (come scrive Mario Monteverdi) e con una buona e fedele cerchia di collezionisti, Luigi Bracchi non si limiterà alla sola produzione pittorica, ma si occuperà anche di critica collaborando con alcune riviste e giornali fra i quali il locale “Corriere della Valtellina”. Nel capoluogo lombardo Luigi Bracchi, che dal 1909 era socio della Famiglia Artistica, aveva instaurato saldi legami con Aldo Carpi, Carlo Carrà, Pietro Annigoni, Savinio Labò, Achille  Funi (vale a dire con alcuni fra i più bei nomi della pittura milanese e nazionale dell’epoca). Aveva anche conservato o allacciato rapporti con i con valligiani residenti a Milano e attivi nel mondo della cultura (da Emilio Guicciardi a Balilla Pinchetti a Renzo Sertoli Salis, a  Camillo de Piaz e tanti altri). Ogni anno, fin che la salute glielo permise, tornava a Tirano a passarvi l’agosto. Un mese di intensa attività, come attestano i numerosi paesaggi valtellinesi che costituirono la mostra “La buona Terra” curata da Mario Negri, Camillo de Piaz e Bruno Ciapponi Landi, che la Provincia gli dedicò l’anno seguente alla sua scomparsa avvenuta a Milano il 30 maggio 1978. La moglie lo aveva preceduto di qualche anno. Ora riposano entrambi a Mede Lomellina. In valle il pittore è presente con numerose opere in collezioni pubbliche (Provincia, Banca Popolare di Sondrio, Comune di Tirano) e private, oltre che nei musei di Sondrio e di Tirano e con le due pale d’altare nelle chiese di Taronno di Sondalo (1931) e di Sernio (1932).  bcl 1979

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